Sono avvolta in una fitta nebbia, anche se il fato stavolta è stato particolarmente benevolo, e il cielo di Zurigo ci ha riaccolti più limpido e luminoso che mai, in una di quelle rare giornate invernali come solo febbraio può regalare.
Speravo di scansare allegramente l’effetto implacabile di sei ore di fuso orario e, forse, fosse stato per me, ci sarei anche quasi riuscita. Se non che la Creatura, dopo essere crollata a nanna prima dell’ora del TG, ha ritenuto opportuno puntare la sua sveglia interiore alle ore 3.30 di notte, reclamare a gran voce la colazione per un’ora e mezza, riuscire ad ottenerla all’alba delle 5, farsi i comodi suoi per un paio d’ore e, infine, ri-crollare addormentato nel suo letto.
E’ ovvio che ai fortunati genitori sia stato negato il privilegio del riaddormentamento mattutino, ragion per cui la giornata di oggi sia stata particolarmente sfidante, come dicono i geni dell’aziendalese. Da sedici ore non vedo l’ora di arrivare al momento in cui potrò infilarmi sotto il piumone per un ininterrotto sonno ristoratore che ponga serio rimedio alla sveglia delle 5 di ieri mattina, alle 12 ore di viaggio, alla notte insonne, alle infinite lavatrici che ancora mi attendono tra le valige sfatte e le montagne di abiti fuori stagione da sistemare.
E così, tra parentesi, nei piccoli spazi lasciati liberi dalla nebbia del jet-lag, ogni tanto fa capolino quel che solo dovrebbe essere ricordato: mi pare proprio che la Thailandia sia un luogo bellissimo.